Vanzulli Laura, Pozzi Michela Adele (2009)

La Pratica Analitica, 6: 13-36, Vivarium

 La Pratica Analitica, 6: 13-36, Vivarium

 

Attraverso la descrizione delle principali tappe di un percorso psicoanalitico durato circa cinque anni, in questo articolo abbiamo illustrato le caratteristiche di un particolare tipo di condotta autolesiva (il self injurious behavior, SIB), il cui esordio in età adolescenziale è strettamente connesso alle importanti dinamiche proprie di questa fase della vita.

Questo fenomeno viene innanzitutto contestualizzato in una prospettiva antropologica (con riferimento all'importante dimensione dei riti di passaggio, scomparsi oggi nella nostra cultura) e sociale (come riflesso dell’insicurezza e della “liquidità” che caratterizza la nostra attuale società), al fine di poterlo meglio comprendere nei suoi profondi significati psicologici. Infatti, tale comportamento, che nel suo svolgersi metodico e organizzato pare riprodurre un preciso rituale, non è riconducibile ad un’intenzione suicidaria o masochistica, bensì ha il fine di tradurre nel linguaggio dell’azione e della sensazione (mediante il dolore auto inflitto) un insieme di emozioni irriconoscibili e, dunque, indicibili, che riguardano in particolare un profondo senso di smarrimento e vuoto che accomuna il vissuto di tanti ragazzi nel momento della transizione all’età adulta. 

Le concettualizzazioni di autori quali D. Winnicott e D. Anzieu consentono di leggere questo vuoto interiore come derivato dell’assenza o della carenza di cure materne “sufficientemente buone”, indispensabili per l’adeguato compimento del processo di separazione-individuazione. Da ciò deriva l’impossibilità per il bambino di sperimentarsi nella propria individualità con sicurezza, fiducioso nella presenza dell’altro come fonte di sostegno e rassicurazione, con importanti ripercussioni in termini di formazione dell’identità, dell’autostima e dello sviluppo di adeguate capacità di mentalizzazione (secondo la teoria di Fonagy). Ovviamente, esperienze traumatiche non elaborate (come illustrato nel caso clinico) non fanno che acuire tali difficoltà, anche se non è possibile stabilire relazioni di causa-effetto tra esse e il successivo insorgere di condotte autolesive in adolescenza. 

L’esperienza di un trattamento psicoanalitico può consentire a queste persone di sperimentare, non senza difficoltà, la possibilità di aprire gradualmente ad un altro il proprio mondo interno, sperimentando quel tipo di rispecchiamento fondamentale per entrare emotivamente in contatto con se stessi e con gli altri in modo sicuro e protetto.