Michela Adele Pozzi (2012)

Studi Junghiani, 35-36, Franco Angeli

 

 

Quando, in più di un’occasione, ho provato a raccontare questo bellissimo film, sono riuscita a fornire al mio interlocutore solo una descrizione approssimativa della trama, riducendone il contenuto ad una banale narrazione che cercava di ricostruire una cronologia di fatti che la struttura stessa del film mischia e confonde.

In questa breve recensione ho cercato invece di cogliere l’essenza di una storia che può essere raccontata non mediante il nostro consueto linguaggio razionale, bensì con quello più vicino alla sfera dell’onirico, delle emozioni radicate nel corpo, e delle memorie indelebili che ad esse si associano.