Sono passate poco più di 48 ore da quando abbiamo appreso l'esito delle elezioni Statunitensi, e da allora sono entrate nelle nostre case persone di cui prima poco o nulla sapevamo. Almeno, così era per me. Ma questi due giorni sono stati sufficienti a conoscere una quantità di dettagli sui membri della numerosa famiglia Trump, dettagli per lo più non richiesti e soprattutto non utili a capire come potranno i suoi familiari aiutarlo nell'arduo compito di essere un buon presidente.

Ovviamente, Melania Trump ha catalizzato su di sé l'attenzione. Ieri, nel giro di 15 minuti, ascoltando una trasmissione televisiva e leggendo un quotidiano online, ho appreso in sequenza queste informazioni su di lei: è una ex modella e ha posato nuda in passato; ha delle misure fisiche definite 'da urlo'; verosimilmente non si occuperà dell'orto di Michelle Obama; è altrettanto improbabile che cucini biscottini come Barbara Bush.

Mi avrebbe incuriosito vedere se il primo cosiddetto First Husband della storia sarebbe stato presentato al mondo attraverso le cifre delle sue misure fisiche, piuttosto che la capacità o meno di cambiare una lampadina o una ruota bucata (posto che Bill Clinton non avrebbe certo avuto bisogno di presentazioni, essendo ben noti i suoi trascorsi presidenziali nelle loro luci e ombre, queste ultime allungatesi soprattutto sullo studio ovale).

A prescindere da cosa si pensi di lui, per correttezza e coerenza non si può accusare Trump di essere sessista, di esibire le donne della sua famiglia come un trofeo e uno strumento di potere, e due minuti dopo buttarsi sulle foto di sua moglie mezza nuda, presentandola attraverso le sue misure, come se fosse un cavallo da acquistare. Ampliano il discorso al di là del caso specifico dei Trump, credo che ciascuno di noi debba ribellarsi a un'informazione che continua a propinarci ciò che siamo abituati a sentire, cioè stereotipi di genere, implacabili nel penalizzare le donne molto più degli uomini. Una donna ha il diritto di essere considerata una persona più o meno simpatica, più o meno intelligente, più o meno comunicativa a prescindere dal fatto che sia più o meno bella. Invece, l'apprezzamento fisico continua a essere la prima notazione che una donna riceve fin da quando è nata: certo che poi molte donne (per necessità, calcolo, o altro) sfruttano questo sistema e stanno al gioco, ma io mi domando se ci si debba aspettare che siano loro a sottrarsi a questa macchina tritacarne o il sistema (che alla fine è composto da ciascuno di noi) a cominciare davvero a cambiare rotta.

Questo è ciò che ad esempio ha chiesto un colosso americano delle telecomunicazioni, realizzando tempo fa uno spot dal titolo "Dille che è brava, forte e (anche) bella, e che se vuole può cambiare il mondo" (https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=XP3cyRRAfX0). Il messaggio è rivolto a tutti coloro i quali, nella veste di genitori, educatori, insegnanti, più o meno esplicitamente scoraggiano nelle bambine il sorgere e consolidarsi di interessi e iniziative contrari agli stereotipi di genere. Al termine dello spot, mentre scorrono le cifre indicanti quanto bassa sia la percentuale di ragazze che si iscrive alla facoltà di ingegneria rispetto a quella delle bambine che riferiscono di amare la matematica, il messaggio dice: "Le nostre parole possono avere un impatto enorme: non è tempo di dirle che è anche davvero intelligente? Incoraggia il suo amore per la scienza e la tecnologia, e ispirala a cambiare il mondo".